In viaggio per…ricordare, meditare, scoprire, divertirsi
Maggio 10, 2009
Ancor prima di partire, temevo di doverci scontrare con il rigore dei tedeschi. Puntuali, sempre precisi, perfetti in ogni occasione. E noi terroni come ci saremmo comportati lì, in Germania in occasione del nostro viaggio d’istruzione?
Che eccitazione, un viaggio con i miei compagni, senza genitori … Anche se una lontanissima e vaga nostalgia forse ogni tanto emergeva, in fondo non abbiamo mica un cuore di pietra! Alle mamme col fazzoletto alla mano, va sempre un sorriso speciale.
Mentre nella mia mente si accavallavano tutti questi pensieri, eravamo già atterrati nel nuovo, grande e moderno aeroporto di Monaco di Baviera.
Il nostro autista si presenta come un soldato ben addestrato, pronto al sacrificio di dover portare a spasso una mandria di ragazzi superattivi, vivaci, interessati. Subito ci facciamo conoscere per portamento, modo di fare, di atteggiarci… ma, nonostante il suo disappunto, siamo orgogliosi di essere siciliani.
Dal finestrino dell’autobus, scorgo una Monaco moderna, con le torri della BMW che dominano, lo stadio Allianz Arena sfavillante con le sue luci rosse.
Improvvisamente, dal gruppo maschile, si leva un urlo da stadio: non resistono all’apparizione, loro, i veri TIFOSI!
Arriviamo in albergo, semplice ma nello stesso tempo raffinato. E noi che, ascoltando i racconti dei reduci dalle gite scolastiche, ci aspettavamo una topaia…
La prima notte passa quasi insonne, tra chiacchiere e tante risate.
La mattina seguente, ci svegliamo prestissimo: ma chi è quel pazzo che ha puntato la sveglia alle cinque del mattino?
Durante la mattinata, la gioia e il divertimento, si affievoliscono, sostituiti dai funesti ricordi di Hitler, delle sue imprese folli, dei suoi progetti micidiali di “pulizia etnica”. Siamo al campo di concentramento di Dachau, dove un numero imprecisato di ebrei, zingari e disabili sono stati torturati e spogliati di ogni loro dignità.
Il campo, in lontananza, sembra un luogo ameno, in mezzo al verde e al silenzio.
Ma siamo consapevoli che quella è una percezione ingannevole.
L’ euforia generale del gruppo si è un po’ spenta, percepiamo in quei luoghi le sofferenze vissute e scavare in fondo alla storia.
Siamo lì per meditare, pensare, riflettere e sappiamo già che questa esperienza non la dimenticheremo mai.
Il campo all’interno è costituito da diversi spazi, il “Jourhaus”, il piazzale dell’appello, le baracche in cui vivevano ammassati Ebrei senza identità che erano diventati solo un numero, esseri inferiori.
Esito a passare per le docce, in realtà atroci camere a gas. Il posto mi fa rammentare il film “Il bambino col pigiama a righe”. L’immagine della conclusione è scolpita nella mia mente: il portello delle camere a gas si chiudeva ermeticamente e poi solo un tonfo riecheggiava nell’aria, in un silenzio sordo: i rifiuti erano stati eliminati.
Rivivo, passo dopo passo, le atrocità subite dagli Ebrei e piango con loro, marcio con loro, perdo la speranza insieme a loro.
Al museo del campo di concentramento lasciamo una targa della nostra scuola, in ricordo della nostra visita a Dachau.
Per fortuna, ci risolleviamo al Deutsche Museum, un tuffo nella tecnica, nella scienza, dove il passato e il futuro si fondono.
Mi stupisco a star dentro una nave pirata, avvertire le brezza e il suono del mare. A passare dallo scenario marino al mondo dell’aeronautica, ad osservare i primi bimotori, ma anche gli shuttle ipertecnologici, i caccia da combattimento.
E poi, un pò come a scuola, osserviamo l’esperimento dell’elettrolisi dell’acqua e tantissimi altri fenomeni. E che dire dell’elettricità, di quella carica che saetta luminosa per la stanza producendo un grande boato?
Manca solo un giro panoramico della città per concludere il nostro secondo giorno al meglio. Ci pensa la guida che ci spiega tutto con dovizia di particolari, soddisfatta del nostro profondo interesse per le bellezze di Munchen.
La sera già pensiamo a cosa vedremo l’indomani: il meraviglioso Castello di Ludwig II, da cui Walt Disney ha copiato il logo per la sua casa di produzione. Quella notte, le ragazze, forse, avranno sognato il loro Principe Azzurro, suggestionate dall’idea del palazzo reale. Purtroppo, nessun cavaliere nel castello delle fiabe, solo tanti turisti…
Lungo il percorso lo spettacolo è grandioso: cime innevate, boschi, ruscelli e il sontuoso palazzo che improvvisamente appare e che sovrasta l’intera valle.
Guardandolo, abbiamo la sensazione che lì, forse, tutto si può realizzare e che i ranocchi si possono trasformare in principi!
Le stanze sono magnifiche, lo sfarzo enorme e la musica fiabesca mi fanno sentire piccolo, quando per me era ancora il “tempo delle favole”.
Dopo aver lasciato questo mondo incantato, ci rechiamo nuovamente a visitare il centro storico di Monaco, con la sua Marien Platz, i negozi alla moda, le chiese e le mostre d’arte moderna.
E poi la cena al mitico HARD ROCK CAFE, il momento più bello nel Tempio del Rock, il sogno di tutti gli adolescenti…
Inizia la corsa allo shopping sfrenato: magliette, cappellini, felpe, orecchini, braccialetti, spille dei propri “rocker” preferiti. L’Agrigento giovane mostra la propria passione per il consumismo!
Dopo esserci ingozzati di hamburger e patatine fritte e aver trangugiato un intero boccale di coca cola (evviva la globalizzazione! I cibi uguali in tutto il mondo…), visitiamo l’Hofbrau Haus, la più antica birreria della città: gente, allegria e musica tipica suonata da signori in costume bavarese. C’è molta atmosfera e mi rendo conto che i tedeschi non sono come li immaginavo, ma dei grandi festaioli.
E poi il ventitré aprile, il giorno del mio compleanno! Ci aspetta la patria della musica: Salisburgo.
Lì incontriamo la nostra guida austriaca di nome Alexander, un tipo molto energico. Pretende a gran voce molta attenzione e, soprattutto, un passo veloce.
Entriamo nella casa di Mozart. Che emozione visitare l’abitazione di un autentico genio, di uno tra i più grandi musicisti del mondo!
Dopo un giro per le principali chiese della città, una visita particolare al Duomo. Forse il più bello che abbia mai visto, immenso, colmo di organi, ornamenti, maestoso. Comunica un senso di ascesa verso Dio, sono sbalordito per il groviglio di emozioni e sensazioni che trasmette.
La sera siamo un po’ dispiaciuti, la gita sta per volgere al termine. A tutti piacerebbe rimanere ancora qualche altro giorno.
Le profesoresse – grandiose veramente – ci concedono però un’ultima giornata di puro divertimento.
Dopo una mattinata trascorsa tra mercatini tipici e grandi magazzini, ci fiondiamo ai Giardini Inglesi, il parco cittadino più grande d’Europa. Lì torniamo bambini, a giocare a pallone, sull’altalena, sullo scivolo.
E tra le fronde di quegli alberi è rimasto il mio animo, tra quelle fronde si celano i miei ricordi più belli, tra quelle fronde cavalco ancora le note di Mozart e lì fantastico che un giorno anch’io, da brutto ranocchio, mi trasformerò in un bel principe azzurro.
Cosa rimpiangerò della scuola media? Il giornalino…
Maggio 10, 2009
Dopo tre anni di assidua permanenza al giornalino della mia scuola, mi sento ormai un veterano. Sono “invecchiato” con il giornalino e mi viene difficile pensare che tra poco dovrò cedere la mia poltrona di caporedattore a qualcun altro.
Sono sicuro che arriverò a rimpiangere anche quei computer lenti che spesso mi fanno dannare. E pensare che la mia avventura è cominciata solo…due anni fa! Come passa il tempo!
Rivedo il giornalista in erba del primo giorno, quello un po’ impacciato, intimidito e faccio il confronto con quello di oggi, più “professionale” forse, ma in fondo sempre lo stesso imbranato…
Non dimenticherò mai quella sensazione di ansia ed eccitazione durante la selezione per essere ammesso alla redazione.
E rifletto su questi tre anni di lavoro al “Noi della Pirandello”, un’attività che mi ha impegnato non solo professionalmente, ma anche emotivamente. Sì, perché quando scrivo è come se volessi imprimere un marchio, una traccia di me negli articoli. Per me, giornalismo è vita, motivo di espressione, un mezzo importante per riuscire a comunicare.
Mi sono innamorato in modo così ossessivo del piacere di scrivere che, all’inizio, facevo fatica a “staccarmi” dal computer, immerso com’ero nella mia più grande passione.
Dedicavo molte più attenzioni alla mia scrivania virtuale piuttosto che agli amici o ai familiari. Consideravo quelle pagine web un diario bianco, da riempire con i colori delle mie esperienze di vita. Poi, una volta scritto, sarebbe diventato un libro da sfogliare per ricordare ogni momento, ogni attimo di una vita intera.
Il giornalino mi ha spinto ad apprezzare i grandi talenti del giornalismo, come Vittorio Zucconi, capace di farti sorridere e riflettere con il suo garbo e lo stile asciutto, scorrevole, ironico.
“Una storia è come un fiore – sostiene Zucconi- affinché possa crescere rigogliosa, va innaffiata di emozioni e alimentata di sentimenti”.
Anch’io, però ho il mio tallone d’Achille: non ho ancora imparato che un buon giornalista non lascia mai trapelare la propria opinione nei suoi articoli. Ebbene sì, io sporco l’articolo di una parte di me.
Lo so, forse fare il giornalista è solo un sogno che, prima o poi, svanirà; forse il mio è un hobby e non una vera vocazione. Sono uno che si illude facilmente e spesso guardo la realtà con una percezione un po’ distorta.
Come in un film immagino che la mia esperienza alla Pirandello scorra sul maxischermo: il primo giorno al giornalino, i suoi retroscena, i litigi scaturiti dalla competizione, la gioia del primo articolo pubblicato su “La Sicilia”, la vittoria del concorso di scrittura.
Ma ora sono qui e vedo l’aula d’informatica quasi deserta, la scuola sta per volgere al termine e si trascinerà via tutto quello in cui ho creduto. Non voglio questo: sfoglio il quotidiano regionale e leggo uno dei miei articoli appena pubblicati.
E sogno la fama, il prestigio, l’onore di essere un buon giornalista. Tra qualche settimana, dirò addio anche ai volti familiari delle mie prof., ma soprattutto, con una punta di amarezza, lascio il giornalismo, i miei compagni, gli altri redattori, gli articoli sepolti nelle memorie della scuola.
Certo ci sarà anche l’esame di licenza media da affrontare e, se vincerò anche questa partita, potrò coltivare in spensieratezza il mio orto e il giardino di fiori, cresciuto con i semi delle mie storie.
La Pasquetta di qualche anno fa…
Marzo 26, 2008
Ricordo che a Pasquetta, per la mia famiglia, era usanza recarsi nella campagna dei nonni.
Sino a qualche anno fa, ci riunivamo tutti nella veranda allestita a festa: il nonno impastava la pasta e la metteva in forno, nel frattempo parenti o amici cercavano disperatamente di cacciare i gatti selvatici dalla tavola imbandita mentre io, ancora bambino, ero su, al chiuso, a guardare tutto e tutti dalla finestra della mia stanza.Poi, il nonno, sfornava le pizze ed era un grande accalcarsi di gente: afferravano e afferravano, addentavano e addentavano sino a saziarsi del tutto.Dopo la grande abbuffata, tutti si “stravaccavano” mezzi dormienti sui rustici divanetti.Intanto la nonna, la zie e le immancabili cognate si recavano in cucina a lavare i piatti e a preparare da mangiare per la cena.Io scrutavo il secolare pino del giardino e lo scuotevo forte per raccogliere le pigne e mangiarne poi i pinoli: mi piaceva far vagare i miei pensieri, senza pensare alla scuola e alle mie ansie giovanili, mi piaceva stare lontano dalla città, respirare aria pulita, mi piaceva trovarmi in campagna a stretto contatto con la natura.Dopo mi distendevo sull’erba verde e rotolavo imitando Haidi e Peter: prendevo un bastone, qualche pupazzo e davo sfogo alla mia fantasia e diventavo un esperto pastore.Avanzavo veloce e felice e mi avvicinavo ai fiori per cogliere le lumache, penetravo col dito dentro il guscio e provavo un misto di disgusto e piacevolezza: non riuscivo a spiegarmelo, ma era così.Infine, sprezzante del pericolo, mi accostavo all’alveare; poi un ronzio fastidioso alle orecchie: aiuto le api!
Correndo a più non posso, ansimavo per il fiatone e la maggior parte dello sciame m’inseguiva sino a quando non mi attaccarono in molte parti del corpo.Adesso la nostra usanza s’è persa e tutto s’è trasformato in un ricordo un po’ malinconico, tutto è cambiato, gli anni passano in fretta e con essi tutte le tradizioni si dissolvono nell’aria, come se non fossero mai esistite.
Onori e Glorie di Luigi Moschiera
Marzo 1, 2008
Ecco a voi, cari amici lettori, gli onori e le glorie del grande, grandissimo(si fa per dire!) giornalista on line Luigi Moschiera…
Sono entrato a far parte della ”top ten” dei dieci migliori redattori del circuito nazionale di alboscuole:
http://www.alboscuole.it/pgRedattori.aspx?view=TOP&m=2
Ho pubblicato alcuni articoli per il Giornale di Sicilia( li troverete tutti qui in questo sito)
Ho ricevuto un attestato d merito per la partecipazione alle Olimpiadi di Matematica.
Ho ricevuto un attestato di merito per la partecipazione al concorso provinciale “Espressioni del Cuore”.
Ho vinto il concorso provinciale “Dono del sangue”, ricevendo un attestato di merito, una web cam e una targa per la scuola.
Ho ricevuto un attestato di merito per la partecipazione al concorso provinciale ”Abbattiamo il Muro dell’illegalità”.
Ho ricevuto un attestato di merito per la partecipazione al concorso nazionale “Melting-pot”.
Ho vinto il concorso provinciale “Ama te stesso, rispetta la tua città”, ricevendo un attestato di merito e una targa per la scuola.
Ho pubblicato diversi articoli per il quotidiano Di Sicilia, La Sicilia e per l’ “Amico del popolo”.
Ho partecipato a diversi progetti promossi nella mia scuola.
Sono caporedattore del mio giornalino d’istituto. I miei articoli li potete trovare, oltre che nel mio blog, anche in questi siti: http://www.sicilia.lafragola.kataweb.it/agrigento/medie/lpirandello-agrigento/ http://www.alboscuole.it/impaginato.aspx CI=000jsagmm0040080PMvLV784a2249248320a51802061F
Sono tecnico del mio podcast d’istituto:
i miei articoli podcast li potete trovare a quest’indirizzo: http://www.smspirandag.it/wp_redazione/
Ma sapete a chi devo tutto questo? A me? No, assolutamente no.
Ho raggiunto l’apice grazie alle mie due professoresse di giornalino, Donata Gaglio e Anna Maria Maniscalco, che hanno soddisfatto il mio egocentrismo da giornalista e che, soprattutto, hanno pazientemente corretto i miei articoli! Un sincero grazie.
Ricordi di scuola elementare…
Febbraio 29, 2008
Podcast dell’articolo: http://www.smspirandag.it/wp_redazione/wp-content/uploads/2008/03/luigi_elementari.mp3
Mi addormentai.Ero “distrutto”, non riuscivo più a reggermi in piedi e, dopo un’intensa mattina scolastica, sprofondai tra le calde coperte del mio letto.Li vidi tutti, erano lì, vicino a me: Elisa, Massimo, Alessandro, Sara, Giulia, Diletta, i miei inseparabili amici d’infanzia, ex compagni d’avventura alla scuola elementare.
Giocavo con loro, studiavo con loro, litigavo con loro e dopo facevamo pace.<br>Poi tutto sparì di colpo.
All’improvviso, come se avessi cambiato il canale della tv, mi ritrovai in classe, piccolo, indifeso con quello sguardo da bambino docile mentre ripetevo la lezione alle maestra Mariella.
Avevo il grembiule, le mani dietro la schiena e quell’ansia tipica di chi non è ancora pronto ad affrontare il “faccia a faccia” con la sua insegnante.
Ma la maestra mi rassicurò, facendomi vincere ogni paura.
La visione scomparve, sostituita dall’ultimo, fatidico giorno di scuola: lo sapevamo tutti, oggi, proprio oggi, ci saremmo separati, ognuno per la propria strada.
Chi alla Garibaldi, chi alla Pirandello, chi alla Castagnolo.
Eravamo tristi, non volevamo lasciarci, perchè sapevamo di volerci bene, anche se nel corso della nostra carriera alla scuola elementare, ci eravamo spesso bisticciati.
Alcuni lacrimavano, altri, come me, nascondevano la malinconia del momento con una risata.
Sono ormai passati due anni, ma sono sicuro che nessuno di noi si dimenticherà dell’altro, perchè ci sentiremo sempre fi far parte di un’unica grande ed inseparabile famiglia.

