Cosa rimpiangerò della scuola media? Il giornalino…
Maggio 10, 2009
Dopo tre anni di assidua permanenza al giornalino della mia scuola, mi sento ormai un veterano. Sono “invecchiato” con il giornalino e mi viene difficile pensare che tra poco dovrò cedere la mia poltrona di caporedattore a qualcun altro.
Sono sicuro che arriverò a rimpiangere anche quei computer lenti che spesso mi fanno dannare. E pensare che la mia avventura è cominciata solo…due anni fa! Come passa il tempo!
Rivedo il giornalista in erba del primo giorno, quello un po’ impacciato, intimidito e faccio il confronto con quello di oggi, più “professionale” forse, ma in fondo sempre lo stesso imbranato…
Non dimenticherò mai quella sensazione di ansia ed eccitazione durante la selezione per essere ammesso alla redazione.
E rifletto su questi tre anni di lavoro al “Noi della Pirandello”, un’attività che mi ha impegnato non solo professionalmente, ma anche emotivamente. Sì, perché quando scrivo è come se volessi imprimere un marchio, una traccia di me negli articoli. Per me, giornalismo è vita, motivo di espressione, un mezzo importante per riuscire a comunicare.
Mi sono innamorato in modo così ossessivo del piacere di scrivere che, all’inizio, facevo fatica a “staccarmi” dal computer, immerso com’ero nella mia più grande passione.
Dedicavo molte più attenzioni alla mia scrivania virtuale piuttosto che agli amici o ai familiari. Consideravo quelle pagine web un diario bianco, da riempire con i colori delle mie esperienze di vita. Poi, una volta scritto, sarebbe diventato un libro da sfogliare per ricordare ogni momento, ogni attimo di una vita intera.
Il giornalino mi ha spinto ad apprezzare i grandi talenti del giornalismo, come Vittorio Zucconi, capace di farti sorridere e riflettere con il suo garbo e lo stile asciutto, scorrevole, ironico.
“Una storia è come un fiore – sostiene Zucconi- affinché possa crescere rigogliosa, va innaffiata di emozioni e alimentata di sentimenti”.
Anch’io, però ho il mio tallone d’Achille: non ho ancora imparato che un buon giornalista non lascia mai trapelare la propria opinione nei suoi articoli. Ebbene sì, io sporco l’articolo di una parte di me.
Lo so, forse fare il giornalista è solo un sogno che, prima o poi, svanirà; forse il mio è un hobby e non una vera vocazione. Sono uno che si illude facilmente e spesso guardo la realtà con una percezione un po’ distorta.
Come in un film immagino che la mia esperienza alla Pirandello scorra sul maxischermo: il primo giorno al giornalino, i suoi retroscena, i litigi scaturiti dalla competizione, la gioia del primo articolo pubblicato su “La Sicilia”, la vittoria del concorso di scrittura.
Ma ora sono qui e vedo l’aula d’informatica quasi deserta, la scuola sta per volgere al termine e si trascinerà via tutto quello in cui ho creduto. Non voglio questo: sfoglio il quotidiano regionale e leggo uno dei miei articoli appena pubblicati.
E sogno la fama, il prestigio, l’onore di essere un buon giornalista. Tra qualche settimana, dirò addio anche ai volti familiari delle mie prof., ma soprattutto, con una punta di amarezza, lascio il giornalismo, i miei compagni, gli altri redattori, gli articoli sepolti nelle memorie della scuola.
Certo ci sarà anche l’esame di licenza media da affrontare e, se vincerò anche questa partita, potrò coltivare in spensieratezza il mio orto e il giardino di fiori, cresciuto con i semi delle mie storie.