Gli occhi della memoria

Maggio 10, 2009

Una grande galleria, un susseguirsi di fotografie per ritornare indietro nel tempo e scoprire il triste volto dell’emigrazione.

Mi trovo ad Aragona. Mi sento fortunato di poter osservare una mostra che sta facendo il giro del mondo e di essere accompagnato in questo avventuroso viaggio da una guida speciale, il signor Seviroli, che in modo appassionato ci fa ripercorrere le tappe della migrazione siciliana.

Sulla scia dei suoi racconti, riviviamo le tappe che hanno portato la nostra gente a tagliare le proprie radici, a partire per luoghi in cui si parla una lingua sconosciuta, in cui le case sembrano grattare il cielo, per luoghi in cui all’ingresso dei bar c’è scritto: Vietato l’ingresso ai cani e agli Italiani.

Ci sembra proprio di vederla, la povera gente sofferente, oppressa, ma con una grande speranza: quella di poter vivere una vita migliore.

Gli uomini sono stanchi di lavorare una terra che non frutta niente o di trascinare, in miniera, dei carichi come fossero bestie da soma. A volte, qualcuno ci restava in quelle miniere …

Ma questa non è, neanche adesso, una novità. Anche oggi, ogni giorno i notiziari ci informano sulle “morti bianche”. Gli incidenti sul lavoro sembrano non finire mai.

Già Pirandello, nel brano Ciaula scopre la luna, denunciava con fermezza lo sfruttamento dei “carusi” e Giovanni Verga ci descriveva con Rosso Malpelo le durissime condizioni di vita dei minatori.

L’unica soluzione per scampare ad un destino già segnato, era quella di trasferirsi in un altro paese e di affidare il proprio destino a “un ingaggiatore di emigranti”.

Sciascia in “Il mare color del vino”, mette a fuoco l’ingenuità di coloro che cadono nella spirale di un trafficante clandestino che li raggira facendoli sbarcare, dopo undici giorni di navigazione, soltanto qualche miglio più in là da dove si sono imbarcati.

E così – come fanno oggi i “nuovi migranti” che vogliono raggiungere con i loro barconi le sponde dei paesi ricchi- i Siciliani sono fuggiti dalla propria patria in cerca di fortuna.

Il miraggio è l’America, la terra promessa che, nell’immaginario collettivo, appare ricca di ogni bene, di grattacieli, di enormi strade. Il nuovo mondo, simile al paese dei Balocchi di Pinocchio.

Certo, ciò che troverà il contadino siciliano non avrà nulla a che vedere con la sua terra primitiva, dura ma, allo stesso tempo, ospitale ed accogliente.

I migranti sono giunti in un “universo parallelo”, probabilmente migliore da quello da cui sono scappati. Ma ciò che ammirano con espressione sognante e sorriso incredulo dalla fessura di una finestra, non sempre rispecchierà perfettamente la realtà.

Il miraggio di un sogno vago, ma bello li ha costretti ad abbandonare, con grande strazio, la propria casa, i parenti, gli amici più cari, la memoria della loro cultura; ad uscire fuori dal guscio per catapultarsi in un paese sconosciuto.

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