Ogni individuo nasce libero e muore libero: in base alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, agli uomini sono garantiti diritti inalienabili, per questi a lungo si è lottato nel corso della storia.

Per noi, la libertà è qualcosa di scontato e naturale, ma in realtà non è così per tutti: perché ancora oggi i diritti fondamentali dell’uomo vengono frequentemente violati.

Piero Calamandrei, giurista e uomo politico italiano, definisce la liberà come l’aria: si comprende la sua importanza quando questa viene a mancare e non si riesce a respirare.

Sicuramente, il peso di qualcosa che si considera banale si acquisisce soltanto quando non c’è.

A chiare lettere, nell’aula di ogni tribunale è incisa la scritta: “Tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge.” Secondo quanto stabilito dalla Costituzione, quest’affermazione è assolutamente vera, ma in molti luoghi il rispetto reciproco fra gli uomini appare ancora un’ utopia.

La differenze culturali e sociali e la distinzione in diverse classi sociali dimostrano che non viviamo in una società egualitaria e giusta.

La Terra appare, inoltre, divisa in due emisferi economici, che segnano una linea di demarcazione tra mondo dei ricchi e mondo dei poveri. Un’ulteriore ingiustizia.

Questo insormontabile gap genera non solo prevedibili contrasti economici, ma anche sociali. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e in quelli del Terzo Mondo – afferma la professoressa Lima, referente di Amnesty International – i diritti umani non sono garantiti.

In Africa, la donna non ha pari diritti rispetto all’uomo; è soggetta completamente al predominio maschile, privata dell’istruzione. Donne succubi dell’uomo e incapaci di difendersi.

Soprattutto nelle nazioni fondamentaliste, questa discriminazione viene ulteriormente accentuata. Per fortuna, esistono associazioni come “Amnesty International” che si occupano della tutela e della salvaguardia dei diritti umani.

L’attivista partecipe dell’incontro afferma che <<Ogni giorno, Amnesty combatte per difendere le minoranze dell’accanimento dei regimi totalitari, che negano ogni forma di libertà e uguaglianza fra gli uomini>>.

Tuttavia – aggiunge poi – i diritti umani non vengono calpestati solo dai regimi dittatoriali, ma anche da paesi avanzati, come gli Stati Uniti d’America, nazione democratica per eccellenza, in cui la pena di morte è ancora adoperata e funge da pretesto per farsi eleggere in politica.

La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, però, sancisce che ogni individuo ha il diritto di vivere: per questo l’esecuzione capitale dovrebbe essere abolita. Compito dello Stato non è uccidere il criminale, ma prevenirne il crimine.

Lo stato, infatti, non può macchiarsi del sangue di un uomo, fare il vendicatore, ma – come sostiene Norberto Bobbio – deve essere al di sopra delle parti, decidere in modo equo e autonomo.
Già Cesare Beccaria, nel lontano Settecento, quando pubblica “Dei Delitti e delle Pene”, denuncia questa pratica assurda e priva di moralità.

In un mondo moderno ed evoluto come il nostro, non si può ancora sentire parlare di violazione dei diritti umani.

Siamo gli uomini delle nuove tecnologie, gli uomini dal pensiero aperto.

Ma, forse, aveva ragione Salvatore Quasimodo quando affermava: “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo”.

 

(26 03 2009)

La legalità, un valore verso cui tendere

 

Sfoglio il mio libro di poesie, leggo la tragica realtà della seconda guerra mondiale descritta da Salvatore Quasimodo, leggo Verga che in Rosso Malpelo denuncia lo sfruttamento minorile, leggo il “Mare color del vino” di Sciascia e mi accorgo dei corsi e ricorsi storici e del fatto che l’uomo continua ad agire con l’istinto primordiale di una bestia.

Certo, ci sono anche delle “pennellate di colore” presenti nel del mondo di oggi: un mondo fatto di contrasti, ma che appare anche straordinariamente bello e ricco di risorse.

Però, leggendo i quotidiani, osservando ciò che succede attorno a noi, non è difficile capire che la legalità non è riconosciuta come valore ideale a cui tendere.

Qual è la mia percezione del mondo in cui vivo?

Scorgo un luogo fatto di divertimento, di “sballi”, di arroganza, in cui vige tuttora l’arcaica legge della giungla, purtroppo non riesco ancora a vedere sprazzi di luce .

I cittadini non si sentono tutelati dalla legge e dalle istituzioni, hanno paura delle possibili ritorsioni nei loro confronti. Regna l’omertà, persino tra i banchi di scuola.

Tacciamo indifferenti di fronte agli orrori commessi dalla mafia, abbiamo paura.

Come ricorda Mario Luzi nelle sue poesie, siamo chiusi in una campana di vetro con un tappo ermetico, non riusciamo a farci sentire, a gridare distintamente, sommersi dall’indifferenza della gente.

Quanti riescono a trovare la forza di cambiare, di collaborare con le forze dell’ordine, fondamentali nella lotta all’illegalità?

Allora diventa più facile proferire: “Io non ho visto nulla, io non ho sentito nulla, io non so nulla”.

Per timore di soccombere, ci sottraiamo al nostro dovere, non facciamo in modo che Borsellino e Falcone non siano morti invano.

Se vogliamo cambiare la società, dobbiamo mutare anche i nostri atteggiamenti e comportamenti verso il prossimo e nei confronti dello Stato.

Sono stanco di sentir parlare ogni giorno, al telegiornale, di criminalità organizzata, di assassinii, di stragi del sabato sera, di morti bianche: il rispetto nei confronti dell’altro è svanito e abolite tutte le norme della convivenza civile.

Immagino di trovarmi accanto, per un attimo, a tutti quei poeti che hanno denunciato con fermezza la malvagità dell’uomo.

Stanno discutendo su come migliorare il mondo. Dalle loro facce, dai loro sguardi capisco che ancora la strada è lunga da percorrere…

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