Facciamo Rinascere un Libro 5: esperienza conclusiva
Giugno 6, 2008
Mercoledì 14 maggio, si parte: ultima tappa di un avventuroso viaggio nel mondo del libro antico iniziato con la nostra adesione al progetto “Facciamo rinascere un libro” giunto ormai al quinto anno. La nostra meta è il centro di restauro “Abadir”, situato nel monastero benedettino di San Martino delle Scale. Arrivati a destinazione, cerchiamo (con molta fatica) di stare attenti a rispettare la regola del silenzio. Ci inoltriamo nelle vaste sale del monastero, apprezzando la bellezza e la sacralità che emana il posto.
Ecco il laboratorio di restauro, colmo di macchine, di vecchie pagine di libri ingialliti, colle e altri prodotti che ormai abbiamo imparato a conoscere. L’esperta ce li mostra e ci parla del modo in cui l’uomo, con questi arnesi, riesce a salvare volumi altrimenti destinati alla distruzione.
Indica gli apprendisti restauratori, che con molta precisione rilegano vecchie pagine manoscritti antichi che sono stati loro affidati. Muovono solo le mani, non il corpo, perché rischierebbero di commettere qualche errore e di rovinare la superficie del foglio. Con quanto entusiasmo, con quanta passione e pazienza si cimentano nel loro lavoro, paragonandosi agli amanuensi.
In gran segreto, ci conducono anche nella sala d’arte, tutti rimaniamo affascinati dall’incanto di quel luogo. Gli enormi affreschi, i dipinti su tela, i ritratti di importanti personaggi che hanno fatto la storia della nostra Sicilia, ornano le pareti color avorio della stanza.
Infine, un frate, ci accompagna nella cappella infinitamente ricca di straordinarie file di piccole statue incastonate nel marmo, tra cui spiccano alcune rappresentazioni di santi.
Dopo aver concluso l’esperienza al centro di restauro, ci avviamo al ristorante dove gustiamo piatti prelibati, tipicamente palermitani. La seconda tappa è Monreale con la sua celebre Cattedrale, il Chiostro, i giardini e la villetta da cui si gode la vista di un panorama mozzafiato.
Percorriamo le scalinate per accedere al paesino e ci troviamo in Piazza Guglielmo II, di fronte la Cattedrale di Monreale, pregevole esempio dell’architettura arabo-normanna.
Ci fermiamo a scrutare la facciata della Chiesa, entrati restiamo abbagliati dai mosaici aurei, che rappresentano la grandezza di Dio e soprattutto dall’incantevole Cristo Pantocratore che si erge all’altare, esattamente al centro delle tre navate.
Uno scenario religioso semplicemente magnifico. Ci dirigiamo poi verso il Chiostro, meraviglioso giardino circondato da raffinate colonne colorate da un mix equilibrato di giallo, rosso, arancione.
Si ode lo scroscio dell’acqua che sgorga limpida dalla fontana, in cui, un tempo, i monaci andavano a lavarsi e a purificarsi per raggiungere, sempre più, la pienezza della fede in Cristo.
Poi si apre un sentiero verde che conduce alla villetta e alle balconate da cui si può ammirare uno splendido paesaggio.
Tutti gli elementi sembrano trovarsi in perfetta simbiosi.
Conservo un ricordo indelebile di questa gita, perché ho riscoperto il fascino del libro antico.
Buttiamo via le nuove copertine, esageratamente ricche di disegni. Riprendiamo, invece, quelle antiche, dove primeggiano le miniature. Questo l’ho appreso durante gli incontri col dott. Putano, che mi ha ammaliato con la sua maestria eseguendo straordinari capolavori di restauro.
Il libro antico, come ci è stato insegnato, è un oggetto raro, di cui bisogna avere estrema cura e che è “vivo” solo grazie all’attenzione di esperti che sanno come farlo rinascere. Certo, non possiamo trovarlo nelle comuni biblioteche, per scovarlo dobbiamo avere passione ed “essere educati” ad apprezzare le cose belle e preziose.
Al progetto “Facciamo rinascere un libro” va dunque il nostro grazie.
Grazie per averci permesso di avvicinarci al patrimonio culturale del nostro territorio, per averci fatto scoprire la magia di sfogliare manoscritti che pensavano non esistessero più, per averci insegnato che salvaguardare il libro antico significa salvaguardare la nostra storia.
Dal compleanno all’intervista
Giugno 6, 2008
Una ventosa serata di maggio, mi reco con la mia famiglia al compleanno di Marica, nostra amica da sempre. Entro in casa, una folla di gente si accalca all’ingresso.
Ma ne spicca uno al centro, addirittura più della festeggiata. Un uomo alto, ben vestito, sulla trentina, che sembra un attore.
Mi avvicino e…, non credo ai miei occhi, perché lui è Gaetano Aronica, famoso attore che ha lavorato per il teatro, il cinema e per varie serie tv.
Mi stringe la mano e io continuo a guardarlo. Mai mi è capitato di trovarmi di fronte ad un attore e l’emozione e l’imbarazzo sono tali da farmi ammutolire.
Saluto Marcello, faccio gli auguri a sua madre e scappo a giocare con la playstation insieme agli altri ragazzi. Ma, intanto, rifletto sull’occasione d’oro che mi si sta presentando: un’intervista che forse nessun mini-giornalista in tutta Italia avrebbe l’opportunità di fare.
Mi metto subito all’opera, cominciando a scrivere le domande da porgli, non voglio correre il rischio di fare brutte figure. Per evitare errori a causa della vergogna, mi esercito rivolgendo le domande ai miei amici. Mi “impappino” spesso, ma alla fine riesco a farcela e penso:”Chissà se con lui sarà la stessa cosa?”
Quel gran burlone del mio amico, nel frattempo, l’ha già chiamato comunicando che vorrei fargli un’intervista.
Tremante, inizio il colloquio:
-Buonasera. Sono Luigi Moschiera, cronista del “Noi della Pirandello”. Vorrei porle delle domande a proposito della sua grande carriera.
-Quando è iniziata la sua carriera da attore?
-Si nasce con la passione da attore; la tua carriera spesso inizia perché non sai fare altro.
-Quali difficoltà ha riscontrato durante il corso del suo lavoro?
-Tantissime. Gli ostacoli e le difficoltà sono molto importanti per la formazione di un attore, perché come dico io “le cose troppo facili non riescono mai bene”.
-Qual è stato l’ultimo film che ha girato?
-L’ultimo che ho girato è stato Baria, di Giuseppe Tornatore, film che deve ancora uscire.
-Quel è stato il personaggio che ha preferito interpretare?
-Sicuramente Borsellino.
-Predilige impersonare i malvagi o i buoni?
-Poliziotti o delinquenti, entrambi allo stesso modo. Anche se impersonare un assassino mi fa ritornare giovane e, l’attore, lo vive in modo divertente, perché gioca con la sua vittima. Peraltro, in ognuno di noi, c’è sempre un pò di cattiveria.
-Un momento oscuro in cui ha pensato di abbandonare tutto.
-Quasi ogni giorno, ma non l’ho mai fatto davvero. Ogni anno si cambia e si ci rende più consapevoli di sé stessi; questi cambiamenti risentono sui personaggi che interpreti sempre meglio.
-Il personaggio dei film in cui si identifica più chiaramente.
-In tutti.
La natura umana è ricca di sfaccettature e di diversità. Io in ogni personaggio ci metto una parte di me stesso, la parte che più gli si addice.
-Esistono i segreti dell’attore oppure è pura natura artistica?
-I segreti dell’attore esistono e ce ne sono a bizzeffe. Arte è passione e costanza; la natura artistica, infatti, non si può esprimere se non è coltivata.
-Con ciò ho concluso, grazie di avermi concesso questo straordinario scoop.
-Dovere, ciao!
Rimango estasiato per come risponde, per le risposte semplici ed esaurienti che mi ha dato; lui l’attore “se lo sente addosso”. Si fa tardi, è mezzanotte. Devo andarmene, però, proprio quando varco la soglia della porta, Gaetano muove qualche passo avanti, proprio verso di me.
Si complimenta e mi chiede quando verrà pubblicato l’articolo.
Io l’ho fatto adesso e tra poco glielo comunicherò.
Perché, cari lettori, Gaetano Aronica merita l’attenzione del pubblico televisivo; con le sue straordinarie doti continuerà a sorprenderci e noi lo seguiremo nel suo cammino per raggiungere l’apice del successo, che pare ormai vicino.
Alla scoperta del vero tonno del Mediterraneo…
Giugno 6, 2008
L’orologio della classe segna ancora le otto e un quarto, la lancetta non ne vuole proprio sapere di spostarsi. E io che fremo per assistere all’incontro sul pesce azzurro, nell’ambito dell’iniziativa di educazione al gusto. Ma poi, bussa qualcuno che non ho mai visto e la curiosità mi assale: chi sarà costui?
Non l’agronomo Massimo Brucato ormai famoso nella mia classe, non il suo collaboratore, bensì il dottor Alfonso Milano. Veniamo condotti nel laboratorio dove il nostro esperto comincia a parlarci del pesce azzurro, dell’importanza che esso ha per gli uomini, di quanto prezioso “patrimonio” si aggiri per le calde acque del Mediterraneo.
Ad un certo punto, però, il sig. Milano blocca la sequenza di immagini che appaiono sul proiettore e ci chiede di immedesimarci: ed ecco che sprofondiamo negli abissi marini, tra alghe e pesci.
Scorgiamo branchi di cicarelli luccicanti, alici che, come predatori famelici, sono in cerca di cibo, e sardine che si appallottolano in forma ellittica per mimetizzarsi agli occhi del temibile squalo.
Continuiamo il nostro viaggio virtuale nell’avventuroso mondo marino e conosciamo da vicino il tonno, il sugarello e il delizioso sgombro di cui, personalmente, vado ghiotto.
Scopro che l’alimento che più amo al mondo è inscatolato principalmente a Lampedusa, dove viene tramandata, di generazione in generazione, l’antica tradizione del pesce sott’olio.
M’immagino di trovarmi in un ristorante in riva al mare di questa meravigliosa isola, a gustare uno squisito sgombro, questa volta alla brace…
Il dottor Milano ci parla poi del tonno, del “vero” tonno, di quello rosso del Mediterraneo, una specie ormai quasi introvabile che non ha nulla a che vedere col tonno pinna gialla, quello “che si taglia con un grissino”, per intenderci…
Il tonno che ci presentano (e che è molto costoso proprio perché di grande qualità)in effetti non ha nulla a che vedere con quello che mangiamo abitualmente: le sue carni sono sode, compatte, di color rosso, consistente al palato, ha un gusto deciso.
Pescato nelle zone di Licata, dove viene lavorato e messo sott’olio, è indubbiamente un tonno di ottima qualità. Ora capisco perché i Giapponesi per questa qualità di pesce pagano prezzi da capogiro… Si concludono con questa prelibatezza gli incontri del laboratorio di educazione al gusto, tutti molto interessanti perché ci hanno permesso di scoprire un “patrimonio alimentare” che non conoscevamo e di diventare dei veri e propri gourmet!
Uomo e natura
Giugno 1, 2008
Che meraviglia: il cielo, il sole, l’oceano, le piante, la natura incontaminata che noi uomini, purtroppo, non rispettiamo. Siamo in Italia, terra d’arte, di cultura, ma anche di montagne, di mare, di splendide coste .
E noi, giorno dopo giorno, non ci rendiamo conto di quanto male facciamo all’ambiente, delle sentenze di morte che emettiamo buttando cartacce, lattine e cicche di sigaretta per terra. E cosa anch’essa grave maltrattiamo pure gli animali come fossero bestie da circo.
Invece siamo noi gli anormali, agiamo senza riflettere e senza adoperare la ragione.
E’ un giorno qualunque; le rondini volano alte nell’orizzonte infinito, inscenano straordinarie coreografie di ballo muovendo le loro ali, toccano le nuvole ma una è stanca e scende di quota, giungendo sino al bagno dei maschi. Il suo destino è deciso: sarebbe morta o per intossicazione(meglio non citare il tanfo della toilette) o per mano di qualche “sbandato” che per sfoggiare il suo “coraggio” l’avrebbe uccisa. Si è realizzata la seconda ipotesi: il ragazzo, senza nemmeno pensarci un attimo, senza nemmeno rendersi conto del suo atto, ha preso una scopa e ha incominciato a bastonarla, facendola morire.
Nessuno ha preso provvedimenti, solo un rimprovero da parte dell’insegnante. Per fortuna c’è l’ora di geografia e sfoglio il libro: viaggio, sono nella Penisola Scandinava, in Finlandia; contemplo la quiete dei laghi, ascolto il cinguettio degli uccelli, ammiro il verde dei boschi e delle distese erbose e mi rendo conto che nessun finlandese sarebbe capace di compiere gesti così crudi e maniacali. Vorrei rimanere lì per sempre, ma anch’io, come le rondini, devo atterrare, devo scendere dal mondo della fantasia. Ritorno nella mia città, ad Agrigento: chissà se prima o poi, anche qui qualcosa potrà cambiare…
