Villa Galluzzo

E’ ormai un appuntamento che aspettiamo tutti con molto piacere, quello delle giornate FAI di primavera.
In ques’occasione scopriamo angoli nascosti della nostra città che vengono illustrati con grande disinvoltura da tanti studenti che s’improvvisano ciceroni per un giorno. Girovagando fra gli stretti vicoli del Rabato e seguendo con grande attenzione i miei compagni che fanno da guida, noto però un centro storico abbandonato, fatto di case vecchie e diroccate. Provo un immenso piacere nello scrutare in lontananza la splendida Villa Galluzzo, ma poi mi accorgo che è costeggiata da dimore ormai disabitate, distrutte dal tempo: che peccato! Entro e tutto mi appare diverso: la villa è ristrutturata ed allietata dalle grida di bambini immigrati che abitano nel quartiere, bambini costretti all’elemosina e ad una vita di stenti. Ma dopo li osservo e li vedo giocare a pallone, si divertono mentre improvvisano una partita a pallavolo, affettuosamente coccolati dalle suore che abitano in quell’edificio.

Raggiungo i miei amici intenti ad ammirare il paesaggio: le colline intonacate di verde sembrano raggiungere l’orizzonte infinito, il sole padroneggia dall’alto, oscurato di tanto in tanto da nuvole grigie e scortesi. Non potendo resistere a tanta bellezza, vengo colto da raptus fotografico: comincio a scattare foto all’impazzata, immortalando la natura di cui tanto parlano le poesie di Quasimodo. Prelevato a forza dai miei compagni di classe, mi ritrovo dinanzi alla chiesa di Santa Croce, dinanzi alla sua raffinatezza, dinanzi alle pregevoli statue che essa cela. Mi avvicino all’altare e, attratto da un’insolita botola, guardo dentro: ci sono dei cadaveri di illustri uomini dell’epoca! Un pò impressionato, giungo all’Addolorata, fascinosa chiesa agrigentina. Qui ascolto i miei compagni che si sono offerti per fare da guida alla giornata FAI. Nulla da dire sulla loro preparazione, sono disinvolti e preparati; c’è un solo aggettivo, forse un po’ banale, per definirli: bravi! Infine, l’ultima tappa: la cripta. E’ come scendere in antri oscuri e bui, come catapultarsi nell’Inferno di Dante e credere che sulla porta ci sia incisa la famosa scritta: Lasciate ogni speranza, o voi che entrate”. Ma fortunatamente, anche se un pò a fatica, io riesco a uscire…               Quindi, sotto la pioggerellina fresca di una Via Garibaldi affollata di automobili e gente, inizio a immaginare, immaginare, immaginare… di aggirarmi tra i quartieri medioevali dimenticati e sconosciuti della vecchia Akragas.

 

Una Risposta a “Riflessioni da spettatore FAI”

  1. Caki!!!! Dice:

    Ciao Lù! Anke a me sn piaciute le gg del Fai di primavera, xkè sn 1 modo x fare 1 lunga passeggiata in città x conoscere meglio luoghi ke nn pensavamo esistessero o ke fossero così belli! Cmq ora vd ciao ciao baci baci xoxo tvb caki


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