Pettegolezzo…
Aprile 18, 2008
-Sai, Giorgia si è fidanzata con Riccardo e ha lasciato Marco…
-Davvero? Si, me l’ha confidato, ma tu non lo dire a nessuno…Non mi ha raccomandato altro… Divertimento oppure ossessione? Sta di fatto che il pettegolezzo “gira” ovunque: tra i banchi di scuola, per strada, nei posti di lavoro, in tv…Non c’è modo di fermarlo, perché per molti è un vero e proprio passatempo. Il pettegolezzo è un’arma pesante, colpisce silenziosamente, poi si espande sino a toccare nel profondo la vittima predestinata. E dopo, di conseguenza, arrivano pianti, “sciarre”, litigi, spesso le amicizie vengono rovinate così .
A volte, dopo aver causato il finimondo, la persona che ha diffuso l’interessante spunto di gossip, se ne pente e chiede scusa. Ma ciò non risolve il problema e non si può più rimediare… Ovviamente alcuni ragazzi prendono il pettegolezzo come un modo per scherzare e non si accorgono, però, delle “frecciatine velenose” che lanciano alle loro “vittime”. Quale modo migliore per concludere quest’articolo se non con una indiscrezione? “Sai ieri ho visto Lucia che si sbaciucchiava con uno; no, non era il suo fidanzato, quello lo conosco bene…” Diffondete la notizia, buon divertimento
Nel variegato universo delle adolescenti
Aprile 14, 2008
Ragazze “sagge” e “casalinghe”?
Macchè, le adolescenti del giorno d’oggi si “sbaciucchiano” col fidanzatino già a dodici anni… Intervistando una delle mie compagne di scuola ho fatto delle scoperte sensazionali sul mondo delle adolescenti!
Eccole:
- Reputi importante, per l’identità di una persona nella società, il look?
- Ma certo. Vestirsi firmati significa stare bene con sé stessi e con gli altri.
- Hai mai baciato un ragazzo?
Se si, a che età?
- Ovvio!
Ho dato il mio primo bacio all’età di 11 anni.
- Dove?
- Al viale della Vittoria, nel vicolo dell’amore.
- Dove si trova?
- Questo non posso rivelarlo.
- Anche se hai il fdanzato, esci in comitiva?
- Spesso.
-Secondo te, tutti i ragazzi a quest’età, scoprono il primo amore?
- Si, non è affatto raro.
Al giorno d’oggi capita spesso di avere il ragazzo a dodici anni.
- Quali sono, secondo te, i valori più importanti della vita?
- Bellezza, amore, amicizia.
- Perché?
- La bellezza è importante per sentirsi superiori rispetto agli altri e per distinguersi nella società.
L’amore, beh…, l’amore è la cosa più importante della vita.
Ma anche l’amicizia è fondamentale, perché, come dice il proverbio, chi trova un amico trova un tesoro ed è per sempre.
-Ti senti bella?
- Naturalmente.
Se non mi sentissi bella, non sarei una ragazza felice.
- A quale stereotipo femminile ti associ?
- Ragazza bella, ricca, ben vestita…
- Cosa vuoi diventare da grande?
- Sono un pò indecisa…
O velina o avvocato.
- Puoi motivare le tue risposte?
- No, perché oggi la testa mi dice così e probabilmente domani cambierò idea.
Sono un’adolescente!!!
- Sei stata esauriente e sincera.
Grazie per avermi concesso questa breve intervista: ciao!
- Grazie a te.
Da Luigi Moschiera è tutto.
A voi i commenti…Linea allo studio.
Espressioni del cuore
Aprile 14, 2008
Non riesco a prendere sonno, mi immagino sul palco con gli spettatori che mi lanciano pomodori, ricoprendomi di vergogna… Ma poi, il mio cervello(che purtroppo non si spegne mai!) mi rassicura: “Magari farai bella figura…” Ma quel magari non mi ha convince più di tanto e così trascorro le ore notturne in un continuo girarmi e rigirarmi tra le lenzuola del mio letto. Ecco che arriva il temibile giorno: mi alzo tutto intontito, a pezzi, come se avessi arato cento ettari di campo. Fortuna che ho la mattina a disposizione per stravaccarmi sul divano; poi, nel pomeriggio, tutti al Palacongressi per assistere alla manifestazione “Espressioni del cuore”, promossa dalle prof.sse Zambuto e Nobile. L’iniziativa, rivolta ai giovani, vuole stimolare lo spirito di solidarietà, per far capire loro che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
Il pendolo di casa suona; è scoccata l’ora cruciale, le sedici.
Oh no, siamo in ritardo! – si inalbera mia madre.
Niente paura, siamo tutti pronti!- dice mio padre.
L’auto, l’auto, l’auto nuova, c’è? – strepita la cara mammina.
Si, si, ho pensato a tutto io! – conferma il papà.
E finalmente possiamo andare sperando che mia sorella, non avendo fatto la pipì a casa, non decida di giocarci qualche piccolo scherzetto lungo il tragitto… Mi guardo attorno: una bolgia di gente si accalca all’ingresso poiché non soltanto io, con la mia scuola, mi sarei dovuto esibire, ma anche tutti gli altri istituti della provincia! E per me, quella, è un vera consolazione… Caos, si va all’arrembaggio dei posti a sedere, che però non bastano, alcuni sono costretti a stare in piedi… Dato che ci vuole ancora un pò prima dell’inizio dello spettacolo, faccio un “terzo grado” a mio padre che deve limitarsi a rispondere con un semplice “si” o “no”…
-Telecamera?
-Si.
-Fotocamera?
-Si.
-Mi riprenderai, vero? (Volevo soddisfare il mio egocentrismo…)
-Si.
-I miei elaborati?
-No.
-Cosa?
-Li ho dimenticati, ma li avrà sicuramente il tuo prof.
-Hai ragione.
Mi metto a cercare per tutto il Palacongressi il professore, ma di lui nemmeno l’ ombra. Poi, il “miracolo”: individuo la professoressa Fuschi e le sue alunne, a cui chiedo spiegazioni sul fatto che manchi l’insegnante e scopro che non sarebbe venuto: un dolore alla gamba… Mi rammarico per lui, ma anche per me ovviamente… Per niente rassegnato, lo chiamo più volte; mi risponde, gli chiedo sue notizie, mi conferma che non verrà: niente elaborati, niente partecipazione! Pazienza, sarà per la prossima volta, magari il prossimo anno. – penso un pò amareggiato, tra me e me. Ma la professoressa Fuschi mi consola: “Se vuoi, puoi salire sul palco con noi”.
Acconsento subito. Sono felice, quando ci chiamano: “Scuola Media Statale Luigi Pirandello d’Agrigento, venite”. Da lì sopra tutto sembra offuscarsi, chissà perché?!?
Peccato che io non possa leggere i miei racconti… Ma mi piace moltissimo la bellissima poesia recitata da un’alunna della prof.ssa di francese, che, anche se emozionata, riesce a far penetrare il suo messaggio nel cuore della gente. Poi, bisbiglio a Salvatore: “Forse è meglio così, forse non avrei spiccicato parola dalla bocca, forse avrei balbettato”. E lui, un pò ironico, risponde: “Si, forse”. Scendendo dal palco, mi lancio con Salvo un’occhiata complice, il prossimo anno non andrà così! Tornando verso casa, devo sorbirmi il tormentone di Miriana: “Lollo lo spittacolo”, che tradotto vuol dire “Voglio lo spettacolo.” Sembra lo faccia apposta ad infierire, chissà che, anche se ha solo due anni, non voglia stuzzicarmi con questa frase…
Riflessioni da spettatore FAI
Aprile 14, 2008
E’ ormai un appuntamento che aspettiamo tutti con molto piacere, quello delle giornate FAI di primavera.
In ques’occasione scopriamo angoli nascosti della nostra città che vengono illustrati con grande disinvoltura da tanti studenti che s’improvvisano ciceroni per un giorno. Girovagando fra gli stretti vicoli del Rabato e seguendo con grande attenzione i miei compagni che fanno da guida, noto però un centro storico abbandonato, fatto di case vecchie e diroccate. Provo un immenso piacere nello scrutare in lontananza la splendida Villa Galluzzo, ma poi mi accorgo che è costeggiata da dimore ormai disabitate, distrutte dal tempo: che peccato! Entro e tutto mi appare diverso: la villa è ristrutturata ed allietata dalle grida di bambini immigrati che abitano nel quartiere, bambini costretti all’elemosina e ad una vita di stenti. Ma dopo li osservo e li vedo giocare a pallone, si divertono mentre improvvisano una partita a pallavolo, affettuosamente coccolati dalle suore che abitano in quell’edificio.
Raggiungo i miei amici intenti ad ammirare il paesaggio: le colline intonacate di verde sembrano raggiungere l’orizzonte infinito, il sole padroneggia dall’alto, oscurato di tanto in tanto da nuvole grigie e scortesi. Non potendo resistere a tanta bellezza, vengo colto da raptus fotografico: comincio a scattare foto all’impazzata, immortalando la natura di cui tanto parlano le poesie di Quasimodo. Prelevato a forza dai miei compagni di classe, mi ritrovo dinanzi alla chiesa di Santa Croce, dinanzi alla sua raffinatezza, dinanzi alle pregevoli statue che essa cela. Mi avvicino all’altare e, attratto da un’insolita botola, guardo dentro: ci sono dei cadaveri di illustri uomini dell’epoca! Un pò impressionato, giungo all’Addolorata, fascinosa chiesa agrigentina. Qui ascolto i miei compagni che si sono offerti per fare da guida alla giornata FAI. Nulla da dire sulla loro preparazione, sono disinvolti e preparati; c’è un solo aggettivo, forse un po’ banale, per definirli: bravi! Infine, l’ultima tappa: la cripta. E’ come scendere in antri oscuri e bui, come catapultarsi nell’Inferno di Dante e credere che sulla porta ci sia incisa la famosa scritta: Lasciate ogni speranza, o voi che entrate”. Ma fortunatamente, anche se un pò a fatica, io riesco a uscire… Quindi, sotto la pioggerellina fresca di una Via Garibaldi affollata di automobili e gente, inizio a immaginare, immaginare, immaginare… di aggirarmi tra i quartieri medioevali dimenticati e sconosciuti della vecchia Akragas.
Facciamo rinascere un libro…5
Aprile 14, 2008
Nell’aria aleggia un’atmosfera festosa e allegra: ci attende la prima lezione nell’ambito del progetto “Facciamo Rinascere un Libro”, ben la QUINTA EDIZIONE. Il mio cuore batte a mille e le mani tremano( anche perché non sono “manine d’oro”!) quando, per la prima volta, mi cimento nell’operazione di “rinascita”, separando le fibre di carta di un foglio antico. Ma, fortunatamente, durante i vari incontri tenutisi nella biblioteca scolastica, c’è sempre il dottor Putano ad aiutarmi, a guidare la mia mano nel verso giusto. Trascorriamo meravigliosi pomeriggi incantati dalle abilità artistiche dell’esperto, che ci stupisce con tecniche sempre nuove e originali. Riusciamo persino a creare una mini-agenda cucendo, con tanta pazienza e attenzione, i piccoli fogli di carta che l’avrebbero composta. E che momento piacevole la “siesta” delle quattro, nel corso della quale ci rechiamo in aula professori a sorseggiare un bicchierino di buona cioccolata calda…
E poi l’ilarità generale, quando nel mio maldestro tentativo di prendere il bicchierino, mi verso addosso tutta la cioccolata, cosa che mi fa guadagnare l’appellativo di “imbranato” (definizione peraltro perfettamente appropriata). Al termine di ogni incontro dimentico inoltre sempre qualcosa: lo zaino, la macchina fotografica… e, di conseguenza, mi guadagno un altro epiteto, quale “mezza testa” (veramente meritato!). Unendo cultura a divertimento, però, riusciamo ad entrare in simbiosi con il nostro libro di cui ne scopriamo l’ineguagliabile fascino: le pagine ingiallite, la pergamena un po’ accartocciata, la perfezione della miniatura… Sfogliandolo, ripensiamo alle parole di Padre scordino: “il libro è un tetto sotto cui ripararsi, il libro è la chiave della vita”.


