In una società di bulli
Marzo 22, 2008
Lo picchiavano, Alex e quelli della sua banda, perché Mario era un ragazzo debole e indifeso.
Noi, d’altra parte, ci comportavamo da veri omertosi e, come in una società mafiosa, tutti vedevamo ma nessuno parlava, quasi ci fosse stato tolto il dono della parola.Probabilmente in ognuno di noi c’era, sotto sotto, la voglia di identificarsi nel bullo della scuola, eravamo come gli animali della giungla che per sopravvivere devono stare dalla parte del più forte.Lo idolatravamo tutti quel prepotente, arrogante, scansafatiche, copione e cercavamo di imitarlo nei suoi atteggiamenti: Alex, pronipote di un noto capofamiglia mafioso, con un innato e a dir poco spiccato senso di crudeltà, ci maltrattava tutti, considerandoci suoi servi.Nessuno sembrava potersi sottrarre al suo potere, al suo sguardo beffardo e intimidatorio, ai suoi cenni che non ammettevano replica.Alex si divertiva ad accanirsi sui più fragili, sui più riservati, su quelli che non volevano aver niente a che fare con lui.E se solo avessimo confidato qualcosa di ciò che vedevamo, sapevamo quale punizione ci avrebbe atteso e quale sarebbe stata la reazione del temibile capo.Chissà cosa diventeremo?!?- mi chiedevo a volte.
Ladri, assassini, o cos’altro?
Iniziavo a capire: la mia vita futura, il mio modo di essere sarebbe stato condizionato dall’influenza negativa di questa persona che rappresentava il peggio.Basta, adesso basta: “Dirò tutto all’insegnante”.
Non fu facile, ma lo feci.La professoressa fu molto comprensiva e mi aiutò a diventare un ragazzo “buono”.
Mi fece capire che se io l’avessi voluto, sarei stato ancora in tempo a rivoluzionare la mia vita, a indirizzare positivamente le mie prospettive future.Io mi impegnai, perché lo volevo veramente.
Alex… Alex fu mandato al riformatorio assieme a tutti gli altri.Da quel giorno non ne seppi più niente.
Tempo dopo lessi della sua morte avvenuta durante un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine.Ed io?
Io, dopo aver preso il diploma, mi laureai col massimo dei voti e riuscii a realizzare il mio splendido progetto di vita.
Vita da secchione
Marzo 22, 2008
Ero solo, triste.
Guardavo gli altri bambini: sorridevano.Erano felici e spensierati, mentre io, come al solito, me ne stavo chiuso nel labirinto della solitudine e non riuscivo ad uscirne.Un giorno, qualcuno mi si avvicina: Marco, il nuovo arrivato.
Lui non era come tutti gli altri, era diverso.Socievole, amico di tutti, mai violento o scontroso.
Anche lui sapeva che ero noto a tutti come il “secchione” e che per questo spesso venivo sbeffeggiato, schernito e deriso.Rappresentavo il chiaro esempio di ragazzo che si distingueva dagli altri; forse più grande a livello intellettivo, ma assai più infantile nei rapporti con i propri coetanei.Ma Marco mi si avvicina, mi parla, mi invita, mi diventa amico.Mi comincia a sostenere rendendomi partecipe alle uscite in comitiva, facendomi scoprire, per la prima volta, il piacere di stare con gli altri, di aprirmi al mondo come uno qualunque.
Non sono più il “saputello” da snobbare.Marco non ha pregiudizi nei miei confronti, mi è vicino, mi ha insegnato il valore della solidarietà.
Con lui riesco a vincere le mie paure.Prima il caos mi dava alla testa, alla vista di un’ape correvo terrorizzato, mi capitava spesso di entrare in preda al panico di fronte al bullo della scuola.Le lacrime cadevano, allora, come tortuosi fiumi sulle guance, ma adesso non più.Sono riuscito a trovare l’armonia adatta, quel magico arcobaleno di colori che mi ha fatto acquisire sicurezza in me stesso e negli altri.
Nessuno
Marzo 22, 2008
Non c’è nessuno,
nessuno che mi dia fiducia,
nessuno che mi stimi,
nessuno che mi apprezzi
veramente per quello che sono,
nessuno che mi dia la possibilità di sperare
in qualcosa di nuovo e di irraggiungibile,
perché nessuno ha ancora capito i veri valori della vita.
Colori e profumi di Girgenti
Marzo 22, 2008
Ci troviamo immersi nella Valle Incantata che ci ammalia col suo fascino incomparabile.Il profumo dei fiori di mandorlo appena sbocciati, delle piante aromatiche di rosmarino, degli agrumi che lasciano la loro scia odorosa per il sentiero verde.Veniamo avvolti dalla magica atmosfera di quel luogo.
Volgiamo lo sguardo attonito, in sincronia perfetta, verso i templi greci, austeri e maestosi, che regnano sovrani sulla valle.Un velo ricopre il nostro volto: non vediamo più niente.
Forse siamo stati accecati dalla bellezza, forse un raggio di sole ha invaso i nostri occhi, forse è stata solo la nostra fervida immaginazione a guidarci in quei posti meravigliosi.Il grande Empedocle ci appare improvvisamente e noi, spinti da un’irrefrenabile curiosità, lo seguiamo con entusiasmo.
Ci sporgiamo leggermente dalla ringhiera della mente: ecco il mare nella sua immensità.Alziamo gli occhi al cielo: l’azzurro infinito, le nuvole che ricoprono candide parte del sole, il quale emana quel caldo insopportabile che domina la città.Ma, ad un tratto, ci troviamo nel bel mezzo del centro storico, trasportati lì da ali leggere ed invisibili.
Contempliamo, assieme al grande filosofo, la quiete delle antiche vie.All’improvviso la nostra guida sparisce.
Ci ritroviamo soli a vagare come anime senza meta nella nostra città, che però adesso non ci sembra più così tanto familiare.Giriamo in tondo e ci accorgiamo che è tutto più antico; i palazzi moderni, le strade ben asfaltate sono state sostituite da uno scenario colmo di carri trainati da cavalli, gente vestita di pepli e non c’è traccia del solito, abitudinario traffico cittadino.Ma dopo poco intuiamo tutto quello che ci era successo; ci eravamo lasciati trasportare dalla fantasia, ci eravamo inconsapevolmente addormentati, fino ad arrivare a sognare le cose più strane e bizzarre.Eravamo nel passato per scovare, in spedizione nel sonno, le bellezze di cui ci parlano ogni giorno i nostri avi, che hanno imparato dai loro antenati in un susseguirsi di dinastie.Ci svegliamo di soprassalto, come se fossimo ritornati dal mondo delle meraviglie; ora siamo nel 2008 a scoprire i colori e i profumi della nostra Girgenti, ieri e oggi.
Luigi Moschiera e Diletta Calcullo


