Cheese…formaggio!
Marzo 30, 2008
Quel giorno mi sono svegliato di mattina presto e ho scrutato il cielo: le nuvole sono unite e sembrano disegnare nel cielo tante forme di formaggio.Oggi l’incontro con l’agronomo, un incontro che sarà indimenticabile (anche per il profumino che poi faremo…, perchè il tema di oggi sarà il formaggio.Come al solito, l’esperto, carico come un mulo (poverino, che faticaccia!), inizia a poggiare le delizie a norma di genuinità sulla nostra tavola di degustatori principianti, le scarta pian pianino e tutti, nessuno escluso, veniamo colti dall’istinto primordiale: strafoghiamoci, senza dar retta al nobile galateo!Fortuna, però, che esistono le professoresse…
Come faremmo senza di loro?
Senza i loro sguardi persecutori, senza i loro occhi vigili, attenti e senza quel rimprovero che spesso, anzi sempre ci “fa bene”…Quindi, prendiamo posto nei nostri banchetti verde pisello, pregustando, con la bava che colava dalla bocca, i vari tipi di formaggio che esamineremo scrupolosamente.Cominciamo con l’auricchio e, c’era d’aspettarselo, il primo commento sorge spontaneo: “Hmm…buono”!Dopo un’analisi più accurata, percepiamo il piccante e il suo sapore inconfondibile, ma anche un po’ stereotipato, uguale per tutti gli auricchi del mondo, dovuto al fatto che è un prodotto industriale. Ci vengono poi distribuiti altri tipi di formaggio: indubbiamente buoni, gustosi, soprattutto il “fromage” stagionato, puzzolente (perchè non ammetterlo?) ma, almeno per me, davvero insuperabile!Duro, compatto e soprattutto diverso da tutti gli altri, perché lavorato artigianalmente.I miei compagni di classe, invece, si sono dimostrati piuttosto disgustati…, non sono riusciti a “digerire”, nel vero senso letterale della parola, lo straordinario gusto di quel formaggio…Al giorno d’oggi, purtroppo, siamo abituati al prodotto confezionato; di conseguenza, ahimé, ci straniamo nel percepire quel sentore di “particolare” e di “unico” presente solo in alcune specie di alimenti lavorati artigianalmente.Al termine dell’incontro, ci siamo concessi il saluto d’addio( un addio temporaneo, è chiaro!) e, con bramosia, abbiamo trangugiato le ultime sottili fette di formaggio rimaste, senza lasciarne nemmeno una alla prof.ssa: oh, che guaio!Come punizione ci attenderà, forse, un’ “interrogazione a tappeto”…
Elezioni…in vista!
Marzo 29, 2008
Si avvicinano le elezioni e tutti i cittadini italiani dovranno recarsi alle urne per fare il proprio dovere di bravi cittadini e votare il proprio rappresentante.Quest’anno, noi agrigentini, saremo convocati un mucchio di volte per eleggere i consiglieri provinciali, quelli regionali e, come milioni di italiani, i parlamentari per il governo nazionale.Non sono un “politologo”, ma credo che l’ardua sfida vedrà contrapporsi il “PD” contro il “Popolo della Libertà”, a fare “da contorno” ci sarà l’UDC di Casini e la “Sinistra Arcobaleno”.E ora che Cuffaro si è dimesso a seguito del processo che l’ha visto condannato a cinque anni per favoreggiamento con la mafia, in Sicilia chi sarà il presidente della regione?La sinistra capeggiata dalla Finocchiaro o la destra di Lombardo?Avverrà il cambiamento?
Lo scopriremo presto…Intanto i candidati fremono, mentre il popolo, forse un po’ scettico, si preparerà al voto.
I più felici saremo sicuramente noi scolari a cui sarà garantito qualche insperato giorno di vacanza: che gioia!
La Pasquetta di qualche anno fa…
Marzo 26, 2008
Ricordo che a Pasquetta, per la mia famiglia, era usanza recarsi nella campagna dei nonni.
Sino a qualche anno fa, ci riunivamo tutti nella veranda allestita a festa: il nonno impastava la pasta e la metteva in forno, nel frattempo parenti o amici cercavano disperatamente di cacciare i gatti selvatici dalla tavola imbandita mentre io, ancora bambino, ero su, al chiuso, a guardare tutto e tutti dalla finestra della mia stanza.Poi, il nonno, sfornava le pizze ed era un grande accalcarsi di gente: afferravano e afferravano, addentavano e addentavano sino a saziarsi del tutto.Dopo la grande abbuffata, tutti si “stravaccavano” mezzi dormienti sui rustici divanetti.Intanto la nonna, la zie e le immancabili cognate si recavano in cucina a lavare i piatti e a preparare da mangiare per la cena.Io scrutavo il secolare pino del giardino e lo scuotevo forte per raccogliere le pigne e mangiarne poi i pinoli: mi piaceva far vagare i miei pensieri, senza pensare alla scuola e alle mie ansie giovanili, mi piaceva stare lontano dalla città, respirare aria pulita, mi piaceva trovarmi in campagna a stretto contatto con la natura.Dopo mi distendevo sull’erba verde e rotolavo imitando Haidi e Peter: prendevo un bastone, qualche pupazzo e davo sfogo alla mia fantasia e diventavo un esperto pastore.Avanzavo veloce e felice e mi avvicinavo ai fiori per cogliere le lumache, penetravo col dito dentro il guscio e provavo un misto di disgusto e piacevolezza: non riuscivo a spiegarmelo, ma era così.Infine, sprezzante del pericolo, mi accostavo all’alveare; poi un ronzio fastidioso alle orecchie: aiuto le api!
Correndo a più non posso, ansimavo per il fiatone e la maggior parte dello sciame m’inseguiva sino a quando non mi attaccarono in molte parti del corpo.Adesso la nostra usanza s’è persa e tutto s’è trasformato in un ricordo un po’ malinconico, tutto è cambiato, gli anni passano in fretta e con essi tutte le tradizioni si dissolvono nell’aria, come se non fossero mai esistite.
In una società di bulli
Marzo 22, 2008
Lo picchiavano, Alex e quelli della sua banda, perché Mario era un ragazzo debole e indifeso.
Noi, d’altra parte, ci comportavamo da veri omertosi e, come in una società mafiosa, tutti vedevamo ma nessuno parlava, quasi ci fosse stato tolto il dono della parola.Probabilmente in ognuno di noi c’era, sotto sotto, la voglia di identificarsi nel bullo della scuola, eravamo come gli animali della giungla che per sopravvivere devono stare dalla parte del più forte.Lo idolatravamo tutti quel prepotente, arrogante, scansafatiche, copione e cercavamo di imitarlo nei suoi atteggiamenti: Alex, pronipote di un noto capofamiglia mafioso, con un innato e a dir poco spiccato senso di crudeltà, ci maltrattava tutti, considerandoci suoi servi.Nessuno sembrava potersi sottrarre al suo potere, al suo sguardo beffardo e intimidatorio, ai suoi cenni che non ammettevano replica.Alex si divertiva ad accanirsi sui più fragili, sui più riservati, su quelli che non volevano aver niente a che fare con lui.E se solo avessimo confidato qualcosa di ciò che vedevamo, sapevamo quale punizione ci avrebbe atteso e quale sarebbe stata la reazione del temibile capo.Chissà cosa diventeremo?!?- mi chiedevo a volte.
Ladri, assassini, o cos’altro?
Iniziavo a capire: la mia vita futura, il mio modo di essere sarebbe stato condizionato dall’influenza negativa di questa persona che rappresentava il peggio.Basta, adesso basta: “Dirò tutto all’insegnante”.
Non fu facile, ma lo feci.La professoressa fu molto comprensiva e mi aiutò a diventare un ragazzo “buono”.
Mi fece capire che se io l’avessi voluto, sarei stato ancora in tempo a rivoluzionare la mia vita, a indirizzare positivamente le mie prospettive future.Io mi impegnai, perché lo volevo veramente.
Alex… Alex fu mandato al riformatorio assieme a tutti gli altri.Da quel giorno non ne seppi più niente.
Tempo dopo lessi della sua morte avvenuta durante un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine.Ed io?
Io, dopo aver preso il diploma, mi laureai col massimo dei voti e riuscii a realizzare il mio splendido progetto di vita.
Vita da secchione
Marzo 22, 2008
Ero solo, triste.
Guardavo gli altri bambini: sorridevano.Erano felici e spensierati, mentre io, come al solito, me ne stavo chiuso nel labirinto della solitudine e non riuscivo ad uscirne.Un giorno, qualcuno mi si avvicina: Marco, il nuovo arrivato.
Lui non era come tutti gli altri, era diverso.Socievole, amico di tutti, mai violento o scontroso.
Anche lui sapeva che ero noto a tutti come il “secchione” e che per questo spesso venivo sbeffeggiato, schernito e deriso.Rappresentavo il chiaro esempio di ragazzo che si distingueva dagli altri; forse più grande a livello intellettivo, ma assai più infantile nei rapporti con i propri coetanei.Ma Marco mi si avvicina, mi parla, mi invita, mi diventa amico.Mi comincia a sostenere rendendomi partecipe alle uscite in comitiva, facendomi scoprire, per la prima volta, il piacere di stare con gli altri, di aprirmi al mondo come uno qualunque.
Non sono più il “saputello” da snobbare.Marco non ha pregiudizi nei miei confronti, mi è vicino, mi ha insegnato il valore della solidarietà.
Con lui riesco a vincere le mie paure.Prima il caos mi dava alla testa, alla vista di un’ape correvo terrorizzato, mi capitava spesso di entrare in preda al panico di fronte al bullo della scuola.Le lacrime cadevano, allora, come tortuosi fiumi sulle guance, ma adesso non più.Sono riuscito a trovare l’armonia adatta, quel magico arcobaleno di colori che mi ha fatto acquisire sicurezza in me stesso e negli altri.


