Genitori conformisti oppure anticonformisti: a dover scegliere, come li preferireste?

I soliti conformisti, tradizionalisti che seguono un modello “borghese”, legato ad un’educazione un po’ rigida, oppure quelli liberi dagli schemi, “diversi” e che vivono senza preoccuparsi eccessivamente del loro futuro e di quello dei figli?

Questo è un bel dubbio! Secondo me le caratteristiche dei conformisti e degli anticonformisti andrebbero unite in una meravigliosa simbiosi per formare un nuovo esemplare di padre e madre perfetti: i “semiconformisti”.

Chiamo così quelli che, in un certo senso, si possono definire “conservatori” ma non troppo: impartiscono un’educazione ai propri figli e impongono poche ma precise regole da seguire, senza assillarli eccessivamente.

Per esempio, questi sono i miei genitori, persone affidabili e concrete, non troppo progressiste ma neanche antiquate; al passo con i tempi, insomma…

Una forma di esagerato conformismo sarebbe, a mio parere, diseducativa, così come un atteggiamento eccessivamente libertario.

Il conformismo su noi giovani sarebbe negativo: ingabbiati nel seguire regole troppo ferree, legate a stili di vita un po’ chiusi, non riusciremmo più ad aprirci al mondo, a relazionarci con spontaneità con gli altri.

Ma anche l’anticonformismo eccessivo potrebbe avere un effetto catastrofico: addio libri, studio, senso del dovere.

Quale soluzione allora? Unire le due qualità potrebbe essere la soluzione ideale.

Conoscete la famosissima Ingrid Bergman, attrice di fama mondiale? Leggendo la sua autobiografia ho scoperto che aveva ricevuto due educazioni contrapposte: da un lato quella della famiglia materna che le aveva impartito un’ “educazione teutonica”, dura e inflessibile; dall’altro lato l’insegnamento del padre, fermamente convinto che la figlia avrebbe dovuto dedicarsi interamente alle arti, in modo particolare al canto, e che addirittura le consigliava di abbandonare la scuola già all’età di dieci anni.

Certo, il caso della Bergman è un caso limite; per fortuna lei è riuscita a congiungere l’ideale di un padre anticonformista (soddisfacendolo a pieno recitando già a partire dall’età di diciassette anni) e quello della famiglia della madre, che non le permetteva di distogliere un attimo lo sguardo dallo studio e dai libri.

Ma, secondo me, il trucco per raggiungere la perfezione (si fa per dire!) è semplice: mettete in una pentola una buona dose di conformismo, aggiungetene una più leggera di anticonformismo, lasciate tutto in infusione e voilà la ricetta è servita!!!

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