Intervista sofferta ad un artista
Dicembre 13, 2007
Come si sa, ad Agrigento ogni anno a fine settembre si organizza l’Efebo d’oro, rassegna di film le cui storie sono tratte da libri.
Venerdì 28 settembre la mia prof. di giornalino ha convocato me e il mio amico Salvatore, per informarci che il giorno dopo ci sarebbe stato un incontro al cinema Astor e che erano state invitate alcune scolaresche.
Noi pensavamo che bisognasse intervistare i fratelli Taviani, registi di fama internazionale, che hanno vinto il premio “ Efebo d’Oro 2007 “, con La masseria delle allodole.
Eravamo un po’ preoccupati per l’importanza dell’incarico ma, dinanzi alle parole della prof.
(“Ricordate ragazzi, un buon giornalista non si ferma davanti a niente, è pronto a far fronte a qualunque evenienza e, se necessario, lavora anche di notte per riuscire a mettere a punto un buon servizio. Non esitate a cercare informazioni sui registi, film, libro a cui esso è ispirato, perché questa sarà la vostra prima intervista a delle celebrità”), ci siamo dati da fare.
Ritornato a casa, ho trascorso l’intero pomeriggio in “ perlustrazione virtuale”: alla fine sapevo tutto della vita dei due registi e del drammatico film ispirato al libro di Antonia Arslan.
Finalmente, dopo appena 24 ore, giunge il giorno tanto atteso!!!
Insieme ad altri miei compagni, ci rechiamo al cinema pronti ad incontrare i due fratelli che ci hanno fatto conoscere la tragica e spesso ignorata vicenda dell’eccidio della comunità armena da parte dei Turchi, durante la seconda guerra mondiale.
Era tutto pronto, eravamo “ armati “ di macchina fotografica digitale, penna, blocco note, intervista scritta per i fratelli Taviani, mp3 (che in quel momento funzionava da registratore ) e infine di una discreta “ sicurezza interiore”.
Quando finalmente si sono spente le luci e abbiamo visto scorrere un titolo che “non corrispondeva”, abbiamo domandato a una ragazzina quale fosse il film che avrebbero proiettato. La risposta fu davvero, come dire…, orrendaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!
Quello che stavamo guardando era un documentario dal titolo “ Viaggio in corso nel cinema di Lizzani “, vincitore del concorso “ miglior libro di cinema 2007 “.
Ci siamo sentiti un tantino disorientati: non sapevamo cosa fare, l’intervista andava riscritta, le informazioni cercate nuovamente… eravamo al punto di partenza!
Calma, rimaniamo calmi – ho detto sottovoce al mio amico e compagno giornalista- siamo in ballo, giochiamoci le nostre carte, non abbiamo nulla da perdere! L’intervista la realizzeremo al momento, durante il faccia a faccia con il regista, senza un copione ben preciso. Guardiamo il film, il resto verrà da sé. Ricorda le parole della prof.: “Un buon giornalista deve cavarsela in ogni situazione, facile o difficile che sia”.
Il documentario riportava le scene “clou” dei film di Lizzani, alternate alle opinioni degli attori con cui ha lavorato.
Per esempio, Virna Lisi lo giudicava un uomo senza uguali, un regista che “sa il fatto suo“ e che ha cercato sempre di incoraggiare gli “apprendisti attori”, ancora un po’ sprovveduti.
Anche Stefania Sandrelli ritrae Carlo Lizzani in maniera a dir poco perfetta e afferma che è stato proprio lui a condurla al successo.
Poi è venuto il momento tanto temuto: l’intervista al regista da parte dei ragazzi.
Avevamo un po’ tutti timore del microfono; io sono stato “ spinto “ sul palco dalla mia prof., venuta per incoraggiarci.
Quali sono state le principali difficoltà riscontrate durante la sua lunghissima carriera?- ho chiesto, apparentemente sicuro di me.
Lui ha risposto dicendo che il vero problema consiste nel fare “buon cinema”, perché se non si riesce a colpire il pubblico, catturandone l’attenzione, il film non avrà successo.
Alla domanda del mio compagno Che peso hanno avuto l’impegno politico e sociale sulla sua carriera?, Lizzani ha osservato che nella sua attività ha sempre dato molto spazio alle tematiche sociali e che il film deve anche denunciare le contraddizioni della società.
Quello è stato un momento davvero magico, unico e irripetibile.
Soddisfatti, emozionati e con le gambe che tremavamo leggermente (almeno a me!), siamo scesi dal palco.
Anche se l’incontro con Lizzani non era l’esperienza prevista, è stato lo stesso un momento molto significativo perché mi sono confrontato con un “vecchio e sapiente” regista, che ha vissuto in prima persona gli eventi storici del suo tempo.
Vi confido un segreto: per l’emozione, prima di salire sul palco, ho fatto cadere per ben due volte di fila l’mp3 e una volta la macchina fotografica.
Per fortuna nessuno dei due oggetti si è danneggiato gravemente…
Memorie d’una città
Dicembre 13, 2007
Era un normalissimo giorno di scuola, quando arriva la nostra mitica prof. di lettere con una proposta da farci. Oddio, di che si tratterà?Subito la prof. dissipa le nostre ansie, chiedendoci se avevamo voglia di partecipare ad un progetto finalizzato alla scoperta del nostro centro storico.Ci siamo guardati tutti in faccia e, in effetti, ci siamo resi conto che nessuno di noi conosceva questa parte così importante della nostra città.La maggior parte dei giovani d’oggi, grazie alle nuove tecnologie, conosce, anche se solo virtualmente, molte meraviglie del mondo: Parigi, New York, Londra, Tokyo, ma molto spesso non conosciamo le origini, le testimonianze, i monumenti della nostra città natale.Entusiasti, abbiamo accettato tutti l’incarico di ” cittadini esploratori ” e non vedevamo l’ora che arrivasse il giovedì, giorno in cui ci saremmo incontrati per vivere una straordinaria ed indimenticabile esperienza, all’insegna della cultura, ma anche del divertimento! Il tour ha avuto inizio dalla ” Porta di Ponte “, dopo le esaurienti spiegazioni, ci siamo incamminati verso la Via Atenea, un tempo Via Maestra, la fondamentale arteria agrigentina, oggi ” vetrina della città “, da cui si diramano strette viuzze, con le case addossate l’una sull’altra.Armati di macchina fotografica, biro e quadernetti, abbiamo scarpinato per più di un mese, in lungo e in largo per il nostro centro storico, scoprendo man mano le meraviglie dell’Agrigento araba, normanna, chiaramontana, dei suoi palazzi ottocenteschi, dei suoi cortili e giardini.Inutile negare che tale bellezza è adombrata da una grande quantità d’immondizia e che tutto versa in uno stato di grave degrado.E’ triste aggirarsi tra i rifiuti, in compagnia dei topi; vedere, accanto a una splendida bifora, una finestra in alluminio anodizzato; un limone o un nespolo che cercano di farsi varco tra i resti di un palazzo ormai crollato…Nonostante ciò, l’atmosfera suggestiva del centro storico ci ha affascinato, per cui non vedevamo l’ora che arrivasse il giovedì per poter visitare luoghi fino ad allora sconosciuti.Non avrei mai pensato che un progetto scolastico potesse essere così interessante, coinvolgente ed appassionante…
Piccoli scienziati all’opera
Dicembre 13, 2007
Apprendiamo e ci divertiamo, uniamo cultura a divertimento e proviamo immensa soddisfazione nel vedere i nostri esperimenti andare a buon fine.
Tutto grazie alla nostra prof. di matematica, la quale puntualmente ogni sabato all’ultima ora ci porta in un luogo fantastico: il laboratorio scientifico.
Quest’aula ospita meravigliose attrezzature che occupano un loro preciso posto nell’aula.
Quando siamo lì nasce in noi un grande desiderio di scoprire e d’inventare, proprio gli ingredienti che occorrono per lo “spirito dello scienziato”.
Il laboratorio ci sembra un posto così sacro che, anche se siamo impazienti di entrare in azione, per paura di rompere qualcosa, accostiamo molto, ma molto lentamente il nostro “ditino” sul materiale che dobbiamo usare.
Tutti gli allievi della Pirandello giudicano il laboratorio un’arteria principale della scuola, il luogo in cui tutti abbiamo la possibilità di metterci alla prova, creando miscugli, reazioni chimiche, accertandoci che le teorie dei più noti scienziati dell’antichità siano vere e attuabili in qualsiasi momento.
Ma, dato che è considerato un laboratorio di grande importanza per lo sviluppo delle nostre intelligenze (e si sa quanto ne abbiamo di bisogno!), perché non arricchirlo di nuovi strumenti ancora più innovativi di quelli già presenti?
Per esempio, durante un esperimento, mentre aspettavamo che l’acqua evaporasse, un pezzo della vetreria pirex, come dire… è letteralmente saltato in aria, frantumandosi in mille pezzi!(poi pazientemente raccolti da tutti noi…)
Per cui siamo arrivati ad una conclusione: quel tipo speciale di vetreria risaliva a molto tempo fa e, siccome era stata in precedenza adoperata tante volte, non poteva più essere utilizzata ulteriormente.
E che dire delle varie sostanze mancanti nell’aula?
Ad esempio, lo scorso sabato, dovevamo preparare dell’anidride solforosa e per riuscire nell’intento ci serviva, qualche granello di zolfo che non avevamo.
Indovinate cosa siamo stati costretti a fare per prenderne un po’?
L’abbiamo prelevato dalla pietra sulfurea che faceva bella mostra sulla cattedra (col consenso dell’insegnante naturalmente), applicando così alla lettera il famoso detto: “Di necessità si fa virtù” .
Ne abbiamo staccato soltanto un poco, ma non sarebbe più ovvio e più giusto avere già il preparato?
Per quale motivo non sfruttare dunque al meglio tutte le risorse che ci offre la nostra scuola?
Il mio articolo vuole essere perciò un invito a migliorare il nostro laboratorio scientifico, che ci permette di fare ogni giorno importantissime e divertenti esperienze nel campo della scienza.

