un addio alla tradizione siciliana

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Meditazione e contemplazione al cimitero con i propri cari, ormai defunti.
Anticamente, era questa la ragione che ci spingeva a celebrare la festa del due novembre, soppiantata adesso da Halloween. 
Zucche, streghe sulla scopa, fantasmi e quant’altro, caratterizzano, ahimè, questa festa che punta ora ad un becero consumismo e non manifesta più rispetto e amore verso i propri cari e le nostre tradizioni.
Come mai c’è adesso nei negozi questo fiorire di zucche ed altri strani simboli?
Semplice, è tutto puntato sulla moda del momento: ormai ognuno di noi, per divertirsi, deve indossare un travestimento spaventoso e comprare insoliti oggetti per cercare di far paura agli altri, deve munirsi, insomma, di qualunque cosa pur di adeguarsi alla moda americana di Halloween.
Ma cosa c’entra ciò con la ricorrenza dei morti? Niente, completamente niente.
Questo fenomeno è dovuto alla globalizzazione, che non è solo di tipo economico, ma soprattutto culturale: alla tendenza di un ristretto numero di individui a conservare le proprie tradizioni, usanze e costumi, si contrappone la voglia di molti di aderire ad un unico, stereotipato modello che si impone a livello mondiale.
Le prime vittime di questo “imperialismo culturale americano” sono i bambini, ma anche noi adolescenti, che veniamo attratti e colpiti da tutti quegli strani pupazzi di origine anglosassone, che la Chiesa  cristiana giudica negativamente.
Ora, come degli allocchi, caschiamo nell’inganno e crediamo stupidamente che i morti possano trasformarsi in fantasmi le cui anime vagheranno nell’infinito, senza una meta precisa. Riflettiamo un attimo: ma ci piacerebbe se venissimo ricordati come dei lenzuolini vaganti, orridi, putrescenti?
Non credo proprio…